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Richard Gere è proprio un bel tipo. Ha costruit…

Richard Gere è proprio un bel tipo. Ha costruit…

Richard Gere è proprio un bel tipo. Ha costruito una carriera sul suo charme senza età, fatto sospirare orde di donne con i suoi ruoli da eroe romantico, passato decenni ad essere il divo mainstream corteggiato da tutti i più grandi registi, poi un giorno ha deciso di tuffarsi a capofitto nel cinema indipendente. E cambiare completamente personaggi, almeno da dieci anni a questa parte.

Lo avreste mai immaginato con le orecchie a sventola, la gobba e l’aria da truffaldino incallito? Più spiacevole che mai, disturbante, insopportabile, Gere torna al cinema nei panni di Norman. “Le serve qualcosa? Io gliela trovo” è il suo motto esistenziale, fa dell’opportunismo e dello scambio di favori la sua regola di vita, sogna una vita che non gli appartiene cercando di circuire politici acquistando loro delle scarpe extralusso, ostenta una vita piena di impegni e a casa poi mangia triste e sconsolato cibo in scatola.

Norman è l’ultimo degli ultimi che sogna la scalata sociale e per arrivare anche solo ad annusare qualcosa che sia leggermente più in alto di lui è pronto a tutto.

Gere sostiene di aver accettato il ruolo perché ne ha conosciuti tantissimi, di omuncoli così. Sottolinea come il faccendiere newyorchese Norman in fondo abbia il cuore puro e come incarni di fatto l’altra parte di noi. Quella che fingiamo di non avere, quella che non vogliamo vedere. Quella convinta che sei fai un favore a uno potente, poi quest’ultimo avrà un occhio di riguardo.

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