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L'intrusa è il film italiano più attuale in circolazione

In un tempo in cui si discute ogni giorno di accoglienza e integrazione, non c’è film più contemporeaneo di L’intrusa di Leonardo Di Costanzo, già applaudito a Cannes e dal 28 nelle sale italiane.

Il documentarista partenopeo, già passato alla finzione con L’intervallo – una finzione a suo modo, in cui mescola ricerca e narrazione, affidando a degli attori il racconto fedele di realtà quotidiane – firma questa sua opera seconda sospendendola in un interrogativo di base. È sempre giusta l’accoglienza senza riserve? Quando l’altro viene a bussare alla tua porta è corretto aprire a prescindere?

Andiamo per ordine. L’intrusa del titolo è un’ospite inattesa. Maria, una ragazza dallo sguardo di ghiaccio (interpretata da Valentina Vannino) che si presenta al centro associativo e ricretivo napoletano la Masseria, gestito da Giovanna (un’immensa Raffaella Giordano che convince da ogni singolo battito di ciglia, artista a tutto tondo). Nata per togliere i ragazzi dalla strada e offrire loro una seconda chance in una nuova e affiatata comunità, la Masseria incontra il suo massimo momento critico proprio con Maria.

Perché non è una ragazza qualunque, è la donna del boss. Fa parte del mondo della malavita, anche se si presenta in veste di madre che chiede ospitalità per sé e per i suoi bambini.

Di qui la questione: aiutare l’altro anche quando ha scelto una strada sbagliata? Portare, di fatto, la camorra – o qualcosa che anche solo lontanamente riconduca ad essa – dentro un ambiente intatto, integro, incontaminato, dove ogni giorno si prova a salvare i ragazzi proprio dal destino del clan?

È maledettamente interessante il film di Leonardo Di Costanzo.

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Approposito Antonio

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