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Nelle miscele il segreto per la perfetta tazzina di espresso


La partita dell’innovazione, nel segmento delle macchine domestiche per l’espresso, si gioca sulla capacità di restituire il piacere di un espresso professionale nei parametri di temperatura, pressione ed estrazione a chi beve una tazzina a casa o in ufficio.

La rivoluzione del single serve ha creato infatti un pubblico sempre più appassionato e competente, che segue l’evoluzione tech del parco macchine dei brand, come Lavazza, che nel 2007 ha lanciato il sistema espresso A Modo Mio. L’ultima nata della casa torinese è la piccola ma performante Jolie.

Il cambiamento procede in termini di design e prestazioni, ma al centro di un ottimo espresso restano le miscele, che costituiscono un universo variegato dove i sapori si alternano, da quelli classici a quelli più aromatici, dall’espresso ai lunghi, in bilico tra continuità e rinnovamento.

Tuttavia, dietro ogni miscela c’è un peculiare approccio, pensato anche per l’incontro con le caratteristiche tecniche delle macchine.

Le miscele per espresso Lavazza A Modo Mio subiscono ad esempio un ciclo di tostatura più lungo e lento, teso ad esaltarne le caratteristiche durante l’estrazione in macchina.

Anche la conservazione delle miscele nelle capsula, dopo la tostatura, gioca un ruolo fondamentale: la forma delle capsule è brevettata ed è pensata per preservare il caffè e la sua freschezza in un ambiente privo di ossigeno, oltre che per la compatibilità con la macchina.

Per il consumatore inserire la capsula, pressarla, bere la tazzina ed espellerla è un rituale piacevole e un po’ automatico, ma nei 7.

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