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LineaPelle, la fiera sull'industria della pelle

Sostenibilità ambientale e potenzialità del disegno digitale: due realtà con le quali anche l’industria delle pelle si deve confrontare, come emerso alla 93esima edizione di LineaPelle, andata in scena a Fieramilano dal 4 al 6 ottobre scorso.

Luogo di esposizione per le realtà del settore, con 1.285 espositori che hanno presidiato l’evento, ma anche contesto giusto per qualche visione sul futuro del settore, con almeno tre temi messi al centro: la sostenibilità ambientale, il design e la tutela legale dei campionari. L’associazione con il digitale non è immediata per un settore dove tradizione e know how artigianale, contano molto, anche nell’immaginario del pubblico,  ma le contaminazioni tra disegno digitale e produzione artigianale sono un terreno da sondare, messo al centro del workshop con Stefano Paiocchi, lead architect presso Zaha Hadid Architects.

Il tema del come fare le cose si impone quindi per questa industria, anche sul fronte della sostenibilità, come evidenziato dalla presentazione del rapporto di sostenibilità dell’ Unione nazionale industria conciaria (Unic), nella sua 15esima edizione, e riassunto delle buone prassi della conceria italiana, attraverso sette racconti della pelle.

Sostenibilità che, a giudicare dai numeri del report, non è un valore ideale ma bussola che orienta anche le scelte aziendali per tantissimi brand, non solo italiano, e che impattano sulla business strategy dei marchi e anche sugli investimenti: per la conceria italiana, l’incidenza dei costi della sostenibilità sul fatturato è cresciuta molto su una forbice di diversi anni anni, dall’1,9% nel 2002 al 4,4 nel 2016.

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