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La connessione superveloce di Chattanooga

Da circa quattro anni gli abitanti di Chattanooga, una città di 170 mila abitanti nel sud del Tennessee, Stati Uniti, hanno la possibilità di utilizzare una connessione a Internet da circa un gigabit (1024 megabit) al secondo, ovvero 50 volte la velocità media di una connessione Internet negli Stati Uniti (la media in Italia è di 4,9 megabit al secondo). Il servizio a Chattanooga è offerto dalla EPB, una società di proprietà del comune di Chattanooga che fornisce principalmente energia elettrica e linea telefonica, attraverso una propria rete in fibra ottica, tecnologia che permette velocità molto elevate. Il New York Times racconta che il servizio costa 70 dollari al mese (circa 53 euro) e permette di scaricare un film di due ore e in alta definizione «in 33 secondi, a differenza dei 25 minuti che occorrono negli Stati Uniti a chi possiede una connessione ad alta velocità nella media».

Recentemente, dato il successo dell’iniziativa, alcune città vicine a Chattanooga hanno chiesto a EPB di estendere la loro rete in modo tale da potere utilizzare il servizio: ancora oggi alcune zone rurali del Tennessee, infatti, non sono raggiunte dalle reti a banda larga costruite in passato dalle grosse società. Il guaio è che EPB non può farlo perché dal 1999 una legge del Tennessee impedisce alla stessa azienda di fornire connessione Internet al di fuori dei territori nei quali fornisce energia elettrica. Leggi simili, secondo The Verge, esistono in 20 stati e impediscono sostanzialmente che i comuni americani possano creare delle proprie reti di connessione veloce. Ancora The Verge suggerisce che dietro a queste leggi ci siano gli interessi delle grosse società di telecomunicazioni, che sarebbero minacciate dalla presenza delle reti pubbliche: il Washington Post scrive che nel 2014 AT&T e Comcast, due grosse società di telecomunicazioni, hanno donato in totale più di 215mila dollari a politici del Tennessee. Attualmente, 40 città in 13 stati forniscono connessione a internet pubblica a un gigabit di velocità.

A fronte delle nuove richieste, nel luglio del 2014 EPB – assieme a un’altra società municipale di Wilson, nel North Carolina – ha chiesto di dichiarare inapplicabili i limiti imposti dallo stato alla Federal Communications Commission, un’agenzia governativa che fa capo al Congresso e si occupa della legislazione in merito a nuove tecnologie e telecomunicazioni. Il capo dell’agenzia, Tom Wheeler, si è detto favorevole.

La cosa ha generato un notevole dibattito: alcuni senatori repubblicani hanno scritto una lettera a Wheeler criticando la sua decisione, e recentemente USTelecom – un’associazione che rappresenta grosse società del settore come Verizon e AT&T – ha pubblicato sul proprio blog un articolo molto critico nei confronti del ricorso di Chattanooga e Wilson, spiegando che «il successo della banda larga pubblica non è stato univoco: ci sono stati numerosi esempi di fallimenti» e che «gli stati hanno ampiamente diritto a imporre restrizioni, dato il potenziale impatto sui contribuenti che avrebbero progetti pubblici non pianificati con attenzione e che gravano sulle imprese private».

Nella stessa Chattanooga, racconta il New York Times, negli scorsi anni sono stati spesi «milioni di dollari» anche per costruire una rete Wi-Fi in tutta la città, che al momento è poco utilizzata per via della diffusione della rete mobile 4G. Non è ancora chiaro quando la FCC deciderà sul ricorso di Chattanooga e Wilson.

nella foto, una schermata del sito della EPB

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