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Influenza, per troppi italiani è una malattia non letale

L’influenza stagionale, senza le giuste contromisure, rischia di essere realtà per moltissimi italiani e per milioni di altre persone nell’emisfero occidentale, per motivi di calendario e clima: una stagione, quella influenzale 2017-2018, che si profila di media intensità e che dalla metà di ottobre alla fine di dicembre dovrebbe vedere l’apice dell’attuazione della campagna vaccinale come previsto anche dal Ministero della Salute.

Febbre, tosse, mal di testa e dolori muscolari sono i sintomi che restituiscono la certezza che il virus ha colpito e che almeno per una settimana, in generale, bisognerà battagliare con l’infezione, prima di tornare al lavoro e in pubblico. Tuttavia, c’è chi rischia di più: le donne in stato di gravidanza; i bambini fino a cinque anni; gli anziani e i soggetti affetti da diverse patologie croniche; gli immunodepressi e gli operatori sanitari. L’automedicazione o l’assistenza del medico di famiglia spesso non bastano e come testimoniano i dati Influnet nella precedente stagione influenzale 230 sono stati i casi gravi segnalati da undici regioni e province autonome e in sessantasette casi c’è stato il decesso.

In larga parte i soggetti interessati erano di sesso maschile, ultrasettantenni e con almeno una patologia cronica pre-esistente. Se infatti, secondo i dati del Centro Europeo per il controllo delle Malattie (Ecdc) in media circa 40.000 persone muoiano prematuramente ogni anno a causa dell’influenza nell’Unione Europa, il 90% dei decessi si verifica in soggetti che hanno superato i 65 anni e fronteggiano già condizioni cliniche come asma, diabete, patologie cardiache.

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