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Firenze infierisce contro le bici contromano

Qualche volta in Italia si ha la sensazione di essere amministrati da personaggi fuori dal mondo. Cioè non tanto in cattiva fede, quanto proprio avulsi dalla realtà. Parliamo di consentire i tragitti contromano alle bici, e direte voi: ah, una realtà in tutta Europa, come minimo. Sì, noi italiani siamo in ritardo su questo come su molte altre cose che riguardano la mobilità sostenibile. Ma tutti sanno, per esempio, che almeno Milano sta sperimentando, in pieno centro, il doppio senso per le bici anche nei tratti a senso unico. Perché si fa questo?

Lo spiega bene il governo inglese, per esempio, che sul suo sito si giustifica piuttosto di non poterlo consentire sempre, adesso che i ciclisti sono così aumentati anche nel Regno Unito. Si legge: “Rispettare i sensi unici per i ciclisti significherebbe costringerli a fare tratti più lunghi di strada – spesso molto più lunghi, e trafficati, e quindi insicuri“. Olanda, Belgio, Norvegia ecc. seguono anch’essi questa regola: i ciclisti vanno tranquillamente contromano, senza rischi, essendo la possibilità ben segnalata sia in orizzontale, con l’apposita piccola pista ciclabile, che in verticale, con la segnaletica in ingresso e uscita.

Cosa del resto spalleggiata dalla stessa Commissione europea. Perché il senso logico è sempre lo stesso: pedalare è faticoso, ma aiuta enormemente la comunità. I ciclisti devono essere sostenuti dalle amministrazioni, in ogni modo possibile.

Ma lasciamo perdere i big della ciclabilità, e prendiamo una minuscola cittadina dell’estrema periferia francese, Vitrè, in Bretagna.

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