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Con un poco di pregiudizio la pillola per la disfunzione erettile va giù

Uno dei vantaggi dell’occuparmi di sesso insolito è poter lasciare ai sessuologi seri quei drammi sempreverdi che costituiscono il motore della professione: problemi di eccitazione e raggiungimento dell’orgasmo, difficoltà legate alla gravidanza e disfunzioni erettili. Volete mettere quant’è più divertente scrivere di BDSM e studiare le parafilie più strane? Certe volte, tuttavia, vengo anch’io tirato dentro a contesti più accademici.

È così che, qualche settimana fa, mi sono ritrovato – unico maschietto fra un’orda di bloggheresse specializzate in “questioni di coppia” – ad ascoltare i risultati di un’indagine di Doxapharma sul mondo dei medicinali per il trattamento dei problemi d’erezione. Sildenafil, Tadalafil, Vardenafil e Avanafil, che non sono elfi del Signore degli anelli ma le molecole alla base di vere superstar dei farmaci: rispettivamente Viagra, Cialis, Levitra e Spedra. Insieme rappresentano un mercato da circa 5 miliardi di dollari e un fenomeno molto più complesso (e molto più insolito) di quanto si possa immaginare.

 

Per inquadrarlo correttamente è necessario partire da un dato di base. Tolte le difficoltà di erezione dovute a malattie particolari, come per esempio la sclerosi multipla o certe forme di diabete, un calo di prestazioni in questo ambito è un effetto assolutamente normale dell’invecchiamento, sperimentato progressivamente da quasi tutti gli uomini: la percentuale è pari all’età, quindi ci convive il 40% dei quarantenni, il 70% dei settantenni e così via.

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