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Cittadini e sanità, se la polizza integrativa non dispiace agli italiani

Tante dinamiche impattano su questa scelta, non ultimo il fattore tempo, che in alcuni casi spinge ad aspettare, in altri a ricorrere appunto alla sanità privata se non addirittura a rinunciare, piuttosto che attendere oltre 120 giorni per una mammografia o ottanta per una risonanza magnetica.

Un tema tornato all’attenzione anche al recente Convegno “Assicurazione 4.0” che il gruppo RBM Assicurazione Salute ha organizzato nell’ambito dell’Health Insurance Summit, giunto alla quinta edizione e ambito per discutere dell’ innovazione e allo sviluppo del settore della assicurazione sanitaria in Italia. Secondo i dati di una ricerca condotta da Sgr international, quasi quattro italiani su dieci sarebbero disposti a stipulare una polizza sanitaria integrativa individuale, per sentirsi più sicuri sull’eventuale bisogno di prestazioni diagnostiche e terapeutiche.

Polizza o fondo sanitario sì ma a patto di una copertura ampia, ed estesa anche al nucleo familiare, ed economicamente sostenibile. Se la soddisfazione per il servizio sanitario nazionale resta discreta, a destare qualche dubbio è l’idea che in futuro i livelli assistenziali siano accettabili. Alle forme sanitarie complementari si chiede sopratutto il rimborso delle procedure effettuate in strutture private, la copertura di tutte gli aspetti delle patologie (dalle visite preventive al possibile post operatorio) e la possibilità di beneficiare di una assistenza continuativa.

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