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Viaggi estate: Guatemala. Intervista con i Maya del XXI secolo

E’ giovedì, giorno di mercato a Chichicastenango, quella che viene definita “una babele folcloristica” per quantità e qualità di persone, di idiomi diversi che si intrecciano come suoni nell’aria, di colori e odori di mercanzia artigianale in vendita.

Il Guatemala stesso è un mosaico di 23 gruppi etnici che convivono condividendo forti radici tradizionali e religiose in un sincretismo che affascina. Infatti nelle chiese, in particolare la cinquecentesca chiesa coloniale di San Tomàs, si assiste quotidianamente a riti magici, di matrice sciamanica, con incenso, due candele (una per la persona per cui si prega e una per il suo spirito guida) e petali di rosa, in un mix magnetico di profumi avvolgenti. La navata centrale è dedicata alla religione Maya con lastre di marmo grezzo dove poggiare fiori e ceri, mentre ai lati vi sono altari di santi cristiani. Una delegazione della Confraternita Maya di San Tomàs ci riceve, nel primo pomeriggio, nell’omonimo albergo del centro www.hotelsantotomas.com.gt., una struttura con patio e cortile somigliante a certi film di Zorro che dentro è un vero e proprio museo di arte sacra. Sono rare, per non dire uniche, le uscite ufficiali dell’alcade – considerato il sindaco, la massima autorità, il primo cittadino della comunità Maya – in alta uniforme.

E’ accompagnato da tre persone: un portavoce che traduce dalla lingua k’iche’ (o quiché) allo spagnolo, un altro rappresentante della comunità indigena, e un indovino, quest’ultimo presente in ogni riunione pubblica della confraternita, che osserva muto gli interlocutori, non proferisce parola né tradisce mimica del viso, impugnando impassibile un bastone di legno scuro con estremità d’argento. L’indovino ha il compito di riferire, a incontro concluso, se le persone che l’alcade aveva di fronte durante il colloquio sono state sincere o no.

Tutti i membri della confraternita indossano vestiti in lana e cotone nei colori sgargianti dei Maya: il rosso, il viola, il verde, l’arancione, il giallo e l’azul. Nei loro volti dai tratti marcati e la pelle rossa scorrono mistero, saggezza, conoscenza: tutto il mondo degli spiriti e dei loro poteri. L’allure degli sciamani. Del resto sono passati alla storia per i loro studi scientifici e per il grande patrimonio astronomico e architettonico che ora è concentrato a Tikal: 575 chilometri quadrati di giungla e rovine di antichi templi (www.tikalnationalpark.org). Dura tre quarti d’ora la conversazione, preceduta da un benvenuto.

“Noi siamo i formatori del mondo – è la premessa dell’alcade – abbiamo una storia di 5000 anni e il nostro scopo è unire e non dividere, dialogare e accogliere tutti per essere tutti insieme un mondo migliore. Voi siete al cospetto dei Maya viventi del XXI secolo – aggiunge con orgoglio l’interprete riferendo le parole sussurrate dall’alcade – per noi tutto ha un’anima e una funzione nel ciclo biologico; pertanto continuiamo a diffondere e a rafforzare con tutti i mezzi la nostra identità, anche con i tablet e gli smartphone. Nonostante il 42% del Guatemala sia analfabeta e solo il 30% dei bambini termini la prima elementare – continua – sfruttiamo la tecnologia per diffondere la nostra cultura, con i giovani e attraverso i media. Solo che a differenza dei newyorchesi che corrono per strada senza nemmeno il tempo di prendere il caffè in casa, noi la tecnologia non la subiamo”.

Quindi l’alcade parla del loro sistema di vita. “L’obbedienza è il primo valore del popolo Maya, di pari passo con la fede; poi vengono il contatto con i genitori, le memorie genealogiche e la natura. La società odierna ha perso questi valori – redarguisce l’alcade – i problemi derivanti dalla civiltà moderna e dal consumismo sono la chimica diffusa e l’inquinamento, per cui serve oramai giocoforza una convivenza. Per questo l’essere umano dovrebbe sempre cercare l’equilibrio”.

L’alcade parla anche del loro sistema di giustizia. “La nostra giustizia è correttiva, non punitiva. Per noi Maya un caso giudiziario viene risolto in 4 ore, mentre per l’altra giustizia ordinaria ci vogliono anni, e questo per permettere agli avvocati di lavorare. Noi no. Facciamo comprendere a chi ha commesso il reato che l’azione malevola compiuta, per il principio di causa ed effetto, gli si ritorcerà contro se non si redimerà e che per riparare il danno può rendersi utile a chi ha offeso e fare qualcosa di buono. Noi proponiamo sempre una conciliazione, una compensazione. Per noi Maya non esiste il dispiacere e la divisione fra persone: non siamo per l’unità, non per la separazione fra esseri umani”. E la donna? Come è visto dai Maya il ruolo della donna? “Il nostro Paese, il Guatemala, è maschilista come tutto il mondo latinoamericano. Tuttavia per noi Maya la donna è parte dell’uomo e per questo va rispettata e amata. Sempre”. Sì, decisamente i Maya, con 5000 anni di storia e dedizione alle meccaniche astrali, conoscono e onorano, con profondo rispetto, anche l’altra metà del Cielo.

Testo di Germana Cabrelle – foto di Alessandro Midlarz e Antonino Savojardo.

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