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A Wimbledon il caffè è anche selfie


A Wimbledon, Lavazza ha spostato il rapporto tra piacere del gusto e innovazione tecnologica a un nuovo stadio con la coffee selfie. Se il barista, ogni tanto, si diletta a disegnare un cuore sulla schiuma del cappuccino, qui siamo a ben altri livelli. Diciamo prima di tutto che il rapporto tra il brand torinese e Wimbledon risale al 2011. Da allora il caffè si è inserito tra gli spalti e i campi, diventando una consuetudine. Forse parlare di un match tra tè e caffè è fuori luogo, ma Lavazza ha dimostrato di saper cogliere al meglio lo spirito social di Wimbledon – come degli altri appuntamenti del grande tennis di cui è sponsor, Us Open, Australian Open, Roland Garros – imponendosi come rito e occasione, appunto, di socialità.

Il 27 giugno, giorno in cui ha esordito il torneo, sono “scesi in campo” 600 baristi con oltre 60 punti di servizio e 200 macchine da caffè per servire un milione di caffè a tutti. Il 29 giugno, giorno della memorabile sfida tra il fuoriclasse Roger Federer e il numero 775 del mondo Marcus Willis, Lavazza ha offerto il caffè a quanti erano in coda in attesa di entrare allo stadio, tramite quattro suoi prestigiosi ambassador che reggevano i vassoi: Toni Nadal (zio e allenatore di Rafael Nadal), Carlos Moyà (ex tennista spagnolo, vincitore degli Open di Francia nel ’98) e Judy Murray (allenatrice di tennis).

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