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La sconfitta d’addio di Usain Bolt: bronzo negli ultimi 100 metri

Puoi non avere il finale perfetto anche se sei Usain Bolt, l’uomo da 8 ori olimpici, che sarebbero nove se un compagno di staffetta non fosse stato squalificato. Non basta averlo scritto sulle scarpe: forever faster, per sempre più veloce. Non basta avere lo stadio tutto dalla tua. Usain Bolt ha corso quella che ha annunciato essere la sua ultima gara sui 100 metri e non ha vinto. Solo bronzo per il giamaicano, che ha il primato di 100 e 200 metri. Solo bronzo nella gara regina ai mondiali di Londra. Solo bronzo dietro a due americani, il passato e il futuro. Ha vinto Justin Gatlin, di quattro anni più vecchio di Bolt, 35 a 31, da sempre suo avversario e fischiato dallo stadio londinese come da tanti altri per il suo passato di doping. Secondo è arrivato il futuro a stelle e strisce della velocità: Chris Coleman. Il tutto in una manciata di centesimi: 9 secondi e 92 il primo, 9 e 94 e 9 e 95 secondo e terzo. Scacco al re, viene da scrivere, ma anche che il re ha abdicato si potrebbe dire e ancora che è sceso dal trono. Lo stadio però ha detto un’altra cosa. Ha detto che il re è umano, che anche lui può essere sconfitto, ma che rimarranno i suoi record, le sue medaglie e soprattutto i suoi gesti. Ha fatto il solito segno con le braccia, ha fatto il giro d’onore più del vincitore, ha ricevuto l’inchino del vincitore. I fan dell’uomo più veloce di sempre dicono che non si può chiudere con una «non vittoria» e che Bolt potrebbe e dovrebbe continuare. La sconfitta però è il più grande dei segni dell’umanità e fa in un certo senso piacere pensare che Usain Bolt stia rallentando per fare la vita normale che quella di atleta gli ha negato per anni, compresi due calci a un pallone. Prima però c’è la staffetta, che il campione ancora una gara ce l’ha per mostrare al mondo come corre l’uomo più veloce di sempre, l’uomo che non teme neanche la sconfitta.

Approposito Antonio

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