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Le auto senza pilota fanno troppi incidenti per colpa degli umani?

Le auto senza pilota sarebbero cinque volte più a rischio di incidente rispetto alle macchine “standard”. È quanto affermano i ricercatori dall’Università del Michigan che hanno analizzato i dati di sviluppo delle tre self-driving car più famose che stanno ultimando i test in vista di un possibile sbarco sul mercato nel corso dei prossimi anni: Google, Delphi e Audi. L’indagine ha scoperto che i veicoli a guida autonoma hanno avuto 9,1 incidenti contro gli 1,9 delle macchine guidate da una persona. Non solo, sono anche più inclini ad essere tamponati del 50% in più rispetto alla media. I dati si riferiscono a quanto successo nel 2013 per cui vanno presi con le pinze, se si pensa che sono stati comparati i 2 milioni di chilometri delle auto senza pilota con i 4,5 trilioni di chilometri registrati annualmente negli Stati Uniti. Le macchine “robot” «hanno un tasso di incidenti per milioni di chilometri più elevato dei veicoli tradizionali e statistiche simili sono riscontrabili anche per quanto riguarda i feriti per milioni di chilometri e i feriti per incidente» scrivono Brandon Schoettle e Michael Sivak, gli autori dello studio.

 

Le cose in realtà vanno viste da una chiave di lettura diversa. Le Google car erano già state messe sotto accusa da un report dell’Associated Press che le accusava di aver avuto troppi incidenti. La replica di Big G fu secca e decisa: «Nel corso di sei anni di sperimentazioni abbiamo percorso poco più di 2,5 milioni di chilometri e siamo stati coinvolti in undici incidenti durante sessioni di guida manuale ed autonoma ma nessuno di questi è avvenuto per colpa dell’auto». Anche in questo caso la ricerca ha dimostrato che non è mai stata colpa del computer ma dell’essere umano nell’altra auto. Quindi, in sostanza, i sensori delle auto funzionano.

Anzi, i test hanno dimostrato come le vetture “robot” siano effettivamente in grado di prevenire qualsiasi tipo di incidente con pedoni, biciclette o motorini. Le macchine si muovono cercando di evitare manovre stupide e sono – ovviamente – meno inclini a fare errori o a distrarsi rispetto ad un essere umano. Il problema è all’esterno: il contesto urbano è popolato di auto guidate da persone che commettono errori e provocano incidenti. «Ci sono mille situazioni in cui la gente non sa guidare o per furia o per imperizia. Quando ci sono venuti addosso, le persone stavano controllando il loro telefonino o erano distratti da qualcosa al di fuori dell’abitacolo. Dobbiamo insegnare al robot a fare meglio di questi piloti» ha confessato al quotidiano britannico Daily Mail il test driver della Google Car, Brian Torcellini. Queste auto vengono colpite più spesso perché rispettano il codice e si muovono nel traffico in maniera prudente. La stessa cosa non si può dire per gli altri. Se noi azzardiamo un cambio di corsia, teniamo conto che l’altro essere umano potrebbe sbagliare o fare a sua volta una manovra al limite. Le self-driving car non sono ancora in grado di calcolare tutto e per questo sono coinvolte in più incidenti della norma. Il prossimo step di ricerca dovrà muoversi in questo senso, per coniugare la sicurezza del computer con i meccanismi contorti di quella giungla che è il traffico in città.

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